CNA-Assoprofessioni: I professionisti non regolamentati richiedono un sistema di previdenza ad hoc

Illustrato da CNA-Assoprofessioni, nel corso del convegno dal titolo “La Previdenza delle nuove professioni. Una riforma necessaria” che si è svolto oggi a Roma un progetto di legge per creare, all’interno della gestione separata dell’Inps, un sistema previdenziale che tuteli maggiormente i professionisti non regolamentati e ottenga per questi una riduzione delle aliquote.
Le stime riportate da CNEL e CENSIS fissano in un numero variabile tra 1.600.000 e 3.000.000 i professionisti non regolamentati operanti in Italia. In questa categoria sono rappresentate prevalentemente attività professionali sorte sulla spinta delle evoluzioni tecnologiche, scientifiche e di conoscenze che hanno investito la nostra società, il cui esercizio richiede conoscenze molto elevate, senza che sia però necessaria l’iscrizione ad un ordine o albo.
Ad oggi i professionisti che esercitano la propria attività in qualità di lavoratori autonomi con partita IVA sono obbligati ad iscriversi alla gestione separata INPS, presso cui, al 2006, sono state censite 222.964 posizioni previdenziali aperte, per un totale di circa 50 milioni di euro di contributi.
Il dato che emerge con maggiore chiarezza è la sproporzione tra le posizioni censite e le stime, di professionisti non regolamentati operanti nel paese. Ciò indica che al regime attualmente vigente si associa una vasta realtà di attività sommerse.
Il progetto di legge proposto intende rispondere a questa ultima situazione, proponendo l’istituzione di una gestione previdenziale ad hoc per i professionisti non regolamentati.
Secondo la normativa vigente, infatti, i professionisti non regolamentati, sono obbligati ad iscriversi alla gestione separata INPS di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (c.d. Riforma Dini). Una gestione che era stata pensata per accogliere i lavoratori para-subordinati, individuati dalla forma contrattuale della collaborazione coordinata e continuativa come lavoro autonomo, al pari dei professionisti non regolamentati.
L’obbligo di iscrizione alla gestione separata implica la forzata equiparazione ad un’altra tipologia di lavoratori completamente differente, che di fatto annulla la peculiarità di liberi professionisti. Essi agiscono in piena autonomia ed indipendenza, investendo e rischiando le proprie risorse materiali ed intellettuali. I loro principali competitor sono le professioni ordinistiche, non solo “protetti” dalla legge che ha loro riservato determinate attività, ma anche beneficiati da una tutela previdenziale ad hoc con aliquote contributive che oscillano tra il 12% ed il 16%.
Il secondo problema riguarda l’aliquota troppo elevata. I professionisti non regolamentati, infatti, sono tenuti a corrispondere alla gestione separata INPS una aliquota che, fissata in origine al 10%, è stata elevata negli anni fino a raggiungere, a partire dal 2010, il 26% (art. 1, comma 79, legge 27 dicembre 2007, n. 247, attuativa del c.d. “Protocollo Welfare”).
La medesima aliquota è stata ulteriormente maggiorata dello 0,5%, destinato a finanziare le tutele relative alla maternità, alla malattia, ai congedi parentali e all’ aspettativa; purtroppo però contribuiscono a finanziare delle prestazioni di cui non possono beneficiare. L’art. 1, comma 788, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Finanziaria 2007) ha, infatti, disposto l’estensione delle tutele citate ai lavoratori a progetto e categorie assimilate, escludendo di fatto i professionisti titolari di partita IVA. Si tratta, sicuramente, di un errore terminologico del legislatore che, tuttavia, non è stato ancora corretto.
Credito e artigianato, sostegno al settore

E’ il primo accordo di questo tipo in Italia. Obiettivo: introdurre ulteriori elementi di flessibilità nel rapporto tra BCC e imprese artigiane. Sostenendone gli investimenti produttivi.
Federcasse, l’associazione delle 440 Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane, e CNA, Confartigianato, Casartigiani hanno sottoscritto oggi a Roma un protocollo di intesa finalizzato ad introdurre ulteriori elementi di flessibilità nel rapporto banca – impresa, a sostenere gli investimenti produttivi ed ottimizzare la gestione del profilo finanziario delle imprese artigiane.
L’accordo, firmato a Roma alla presenza del Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, è stato sottoscritto dal Presidente di Federcasse Alessandro Azzi e dai Presidenti di CNA Ivan Malavasi, Confartigianato Giorgio Guerrini, e Casartigiani Giacomo Basso.
Il Credito Cooperativo – si legge nel protocollo – “è consapevole che il mutato quadro macroeconomico pone gli operatori di fronte ad uno scenario di eccezionale gravità al quale è necessario far fronte con disponibilità e con adeguati e innovativi strumenti di sostegno”. Confartigianato, CNA e Casartigiani riconoscono invece “che le Banche di Credito Cooperativo, in quanto banche locali radicate nel territorio, sono un partner strategico per promuovere l’accesso al credito e ai servizi finanziari delle imprese associate”.
Tra gli obiettivi concreti dell’intesa:
· la definizione di accordi a livello locale volti ad introdurre elementi temporanei di flessibilità nella gestione dei rimborsi rateali del crediti in bonis, anche tramite la sospensione parziale o totale della rata di rimborso per un periodo dai 12 ai 18 mesi;
· la possibilità di sostenere le esigenze di cassa delle imprese artigiane e la rinegoziazione delle loro esposizioni a breve;
· la promozione di forme di finanziamento degli investimenti che tengano conto, nei piani di rimborso, del profilo temporale dei flussi di cassa derivanti dagli investimenti effettuati;
· favorire il coinvolgimento e la valorizzazione dei Confidi nel loro ruolo di mitigazione del rischio di credito.
Contestualmente, il Credito Cooperativo e le Associazioni Artigiane si impegnano a promuovere forme e modalità di assistenza e consulenza finanziaria congiunta BCC– Associazioni Artigiane – Confidi, finalizzate all’ottimizzazione del profilo finanziario delle imprese; studiando inoltre possibili forme congiunte di gestione delle crisi aziendali. Infine, l’accordo prevede l’attivazione di un Osservatorio che, attraverso la rielaborazione di dati statistici di settore, consenta una corretta interpretazione della relazione tra il sistema del credito e le piccole imprese italiane.
Il protocollo firmato oggi consentirà di definire degli Accordi territoriali tra Associazioni Artigiane e Federazioni Locali delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali, al fine di adattare le previsioni dell’accordo alla specificità dei mercati locali.
Particolare soddisfazione per il protocollo di intesa è stata espressa dal Presidente della Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo Alessandro Azzi: “Si tratta di un accordo unico ed innovativo. Mentre si discute dei rischi del credit crunch alle imprese, le BCC e le Associazioni Artigiane hanno definito un percorso comune in piena autonomia, capace di venire incontro alle reali esigenze delle imprese di settore”. “Le BCC – tiene a precisare Azzi – in questo modo confermano la loro tradizionale vocazione anticiclica e la vicinanza ad un settore che sentono particolarmente prossimo in termini di localismo e di valorizzazione delle migliori esperienze produttive dei nostri territori”. Per Azzi, infine, “le BCC sono orgogliose di non aver ridotto il credito alle imprese ed alle famiglie, come testimoniano gli ultimi dati che certificano, al dicembre 2008, un livello degli impieghi cresciuto del 12% su base annua, con un ammontare di oltre 118 miliardi di euro”. “In particolare – sottolinea Azzi – gli impieghi delle BCC alle imprese artigiane rappresentano il 21,8% dei crediti al settore dell’intero sistema bancario”.
Per il Presidente di CNA Ivan Malavasi, “l’accordo sottoscritto oggi con Federcasse ha per noi grande importanza”. “La crisi economica sta duramente colpendo le piccole imprese. Mai come in questo momento vi è la necessità di sostenere concretamente il vero patrimonio del nostro Paese: il 95% delle imprese italiane”. Un patrimonio economico, culturale e sociale – dice Malavasi – che probabilmente sta pagando il prezzo più alto di questa crisi: le grandi imprese e la Pubblica Amministrazione ritardano i pagamenti, si perdono dipendenti che sono la nostra ultima risorsa a cui rinunciare, diminuiscono le commesse e i canali del credito risultano sempre più in secca”. Auspico che il protocollo sottoscritto con Federcasse – dice ancora il Presidente di CNA – possa essere un traino positivo, forte e convinto per tutte le 440 Banche di Credito Cooperativo presenti sul territorio nazionale a sostegno dell’artigianato e della piccola impresa. E’ di questo che c’è bisogno oggi”. “Nel protocollo – conclude Malavasi – si afferma un principio cui attribuisco grande valore: un lavoro comune tra singole BCC e strutture territoriali delle Confederazioni per stare al fianco e consigliare gli imprenditori sul piano della scelta dei prodotti finanziari, per la ristrutturazione delle esposizioni, per le loro esigenze di cassa, per gli investimenti, e non solo”. “Questa è la strada giusta: lavoriamo assieme nell’interesse delle imprese e del nostro Paese”.
Il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini apprezza i contenuti del Protocollo d’intesa e, in particolare, sottolinea “l’importanza dei criteri di flessibilità nella gestione dei rimborsi rateali del crediti in bonis”. “Si tratta – ha spiegato Guerrini – di un segnale tangibile di attenzione alle piccole imprese le quali, nonostante la crisi, non hanno perso la voglia di investire e di reagire alla congiuntura negativa. Questa loro propensione trova utili risposte nelle banche più radicate nel territorio, come gli istituti di credito cooperativo, che da sempre si mostrano concretamente sensibili alle esigenze di sviluppo degli imprenditori”.
Il presidente di Casartigiani, Giacomo Basso, esprimendo apprezzamento per il protocollo d’intesa, sottolinea: ”Il movimento di sostegno e di credito delle Casse Rurali ed Artigiane già negli anni ’70 fu determinante per la nascita di una miriade di imprese artigiane e la crescita di un tessuto imprenditoriale di cui l’artigianato è matrice. In questo momento di difficoltà, anche questo nuovo accordo tra le BCC e le Organizzazioni dell’artigianato diviene nuovamente importante e determinante per il sostegno alle imprese e per uscire presto dalla crisi”.
La CNA al Ministro Tremonti: tempi rapidi per l’attuazione delle misure di riattivazione del credito alle imprese

La CNA ha espresso apprezzamento per l’iniziativa che il Ministro dell’Economia Tremonti ha assunto convocando l’odierno tavolo con le parti sociali in tema di “imprese, lavoro e banche”. L’incontro ha rappresentato un importante momento di condivisione delle informazioni sulle risorse e gli interventi che il Governo intende mettere in campo a sostegno delle imprese.
Il Presidente CNA Ivan Malavasi ha richiesto massima tempestività nell’attuazione degli interventi a salvaguardia del sistema produttivo. “Alle crescenti difficoltà di approvvigionamento del credito per fare fronte alla esigenze di liquidità e di consolidamento del debito – ha denunciato Malavasi – si è aggiunto il deterioramento dei crediti commerciali all’interno delle filiere produttive e un insostenibile allungamento dei termini di pagamento”.
Particolarmente penalizzate per questo risultano le imprese che hanno investito in nuove linee produttive, in nuove tecnologie e nuovi mercati, poste oggi in condizioni di difficoltà per gli investimenti effettuati negli ultimi anni.
“All’impegno che lo Stato ha assunto nei confronti delle banche – ha aggiunto il Presidente CNA – deve corrispondere l’effettiva assunzione di responsabilità degli istituti di credito verso il mercato, in termini di trasparenza e di attenzione alla clientela”. Alle banche spetta quindi il compito di applicare con responsabilità il principio di “impresa meritevole”, distinguendo se le difficoltà sono ricollegabili ad una temporanea carenza di liquidità o se sussiste un reale problema di solvibilità. Il costo sociale implicito nei fallimenti di impresa e quello legato alla discontinuità possono essere maggiori rispetto a quello sostenuto per sostenere l’impresa nel proseguimento della propria attività: la continuità aziendale assume quindi un valore essenziale”.
A fronte degli impegni già assunti, Malavasi ha sollecitato il Governo ad assicurare una adeguata dotazione finanziaria al Fondo Centrale di Garanzia, che nel mese di febbraio 2009 ha fatto registrare un incremento delle richieste di circa il 50%, ed a favorire la patrimonializzazione delle imprese utilizzando la leva fiscale.
PIANO PER GLI IMMOBILI. SILVESTRINI (CNA): SIAMO CONVINTI DEL FORTE EFFETTO ANTICICLICO DEGLI INTERVENTI. RIMANIAMO IN ATTESA DI CONOSCERE LE MISURE IN OGNI DETTAGLIO

“La CNA sostiene da tempo la necessità di interventi a sostegno dell’edilizia, non solo per fronteggiare la grave crisi del settore, ma soprattutto per il forte effetto anticiclico che gli investimenti nelle infrastrutture e nelle costruzioni sono in grado di innescare” dichiara in un comunicato il Segretario Generale CNA Sergio Silvestrini .
“Quindi gli impegni assunti dal Governo di destinare risorse aggiuntive per le infrastrutture e di approvare nei prossimi giorni un piano generale sugli immobili, vanno nella direzione da noi auspicata, anche se sarà necessario conoscere il merito delle misure previste, le reali disponibilità di risorse e il rispetto delle diverse competenze istituzionali nell’attuazione delle iniziative”.
“In particolare l’annunciato intervento sugli immobili, con la possibilità di ampliamenti di cubatura del 20%, può rappresentare un’opportunità importante non solo di rilancio dell’attività edilizia, ma anche di riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente” prosegue Silvestrini”. “Però per evitare che l’intervento si traduca in un assalto al territorio deve essere legato ad interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, e prevedere procedure integrate con l’agevolazione fiscale del 55% sul risparmio energetico.
Per quanto riguarda la possibilità di demolizione e ricostruzione di edifici vetusti e fatiscenti sottolineamo con soddisfazione che si tratta di una proposta avanzata, sia a livello nazionale che territoriale dalla nostra Organizzazione, e, siamo convinti che, se fortemente ancorata a parametri di sostenibilità e di utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, può dare un contributo importante sia al miglioramento della qualità della vita delle aree urbane che allo sviluppo economico dei territori interessati. Saranno certo da chiarire gli aspetti legati alla sostituzione della concessione edilizia con la dichiarazione di inizio attività, ma siamo favorevoli a ogni semplificazione che intervenga in un settore gravato da troppi adempimenti, prestando estrema attenzione a non aprire spazi agli abusi.”Per quanto riguarda le infrastrutture” conclude Silvestrini “abbiamo preso atto con soddisfazione dell’individuazione di risorse aggiuntive da parte del CIPE, bisogna però vedere quante di queste saranno realmente disponibili per cassa nel 2009 e come saranno destinate.
Concludendo vogliamo ricordare che la CNA continua a ritenere indispensabile indirizzare risorse alle opere di piccole dimensioni immediatamente cantierabili, per far fronte alla grave situazione occupazionale che si sta registrando nel comparto dell’edilizia”.
